III EDIZIONE DELLA RASSEGNA POETICA ‘IL SABATO DEI VILLAGGI’ – 2018

Libreria Zabarella, PadovaRassegna a cura di Giovanna Frene e Laura Liberale

GENNAIO 2018

– Sabato 13 gennaio, ore 18: Renata Morresi presenta la sua traduzione di Emily Dickinson. Parteciperà l’editore Danilo Mandolini.
– Sabato 27 gennaio, ore 18: Maria Borio e Simone Burratti. Parteciperà Marco Malvestio.

FEBBRAIO 2018

– Sabato 3 febbraio, ore 18: Niccolò Scaffai.
– Sabato 10 febbraio, ore 18: Ivonne Mussoni e Gabriel Del Sarto.

MARZO 2018

– Sabato 3 marzo, ore 18: Simona Menicocci e Mariasole Ariot.
– Sabato 17 marzo, ore 18: Guido Mazzoni e Nadia Agustoni.
– Sabato 24 marzo, ore 18: Davide Colussi.

APRILE 2018

– Sabato 7 aprile, ore 18: Fabiano Alborghetti e Matteo Trevisani.
– Sabato 14 aprile, ore 18: performance poetica di Julian Zhara e Marco Miladinovic.
– Sabato 21 aprile, ore 18: Silvia Tripodi, Alessandra Carloni Carnaroli e Michele Zaffarano.

MAGGIO 2018

– Sabato 5 maggio, ore 18: Mariano Baino e Francesca Serragnoli.
– Sabato 19 Maggio, ore 18: Michelangelo Camelliti, LIETOCOLLE Editore.
– Sabato 26 maggio, ore 18: Tancredi Artico.

GIUGNO 2018

– Sabato 2 giugno, ore 18: Giulio Maffii e Rosaria Lo Russo.
– Sabato 9 giugno, ore 18: Alberto Pellegatta, Andrea De Alberti e Lucianna Argentino.
– Sabato 16 giugno, ore 18: Giorgio Ghiotti e Francesco Guazzo.
– Sabato 23 giugno, ore 18: Fosca Massucco, Rita Florit e Federico Rossignoli

[Spaccature e galaverna come sciagure]

“Ubique strepitus et miserabiles quiritatus”
“Dappertutto strepiti e lamentose invocazioni d’aiuto”
Cicerone

Spaccature e galaverna come sciagure
imminenti, restavano le volpi
di sotto a guaiolare.

La scossa della motrice ci cresceva addosso,
tutto chiedeva gli occhi bassi,
___________________tutto risaliva
con la compattezza della disperazione.

Inventava lampi neri la memoria –
basta un niente – lasciandoli a mezz’aria,
carosello senza immaginazioni – férmati,
resta qui a commuovermi.

Una dietro l’altra – la processione diligente
mentre la fine cede addosso
soltanto in me sentivo
di avere la rovina.

L’uomo accanto leggeva ad alta voce
___________________quasi una salmodia
poi mi sparava un punteruolo
in testa – la terra non contiene le mie leggi.

da NAZIONE INDIANA – nota di C.E. Guerrini

Nazione Indiana Fosca Massucco

Il secondo libro di Fosca Massucco, dopo L’occhio e il mirino del 2013, si presenta con una grande apertura verso il territorio abitato dall’autrice: il Monferrato di Beppe Fenoglio, da sempre letto e riletto con incondizionato trasporto. Le impostazioni metriche da lei usate hanno l’andamento lirico di certe pagine di Una questione privata, quando nell’uno e nell’altro caso la poesia si spalanca alla luce perfetta di quelle colline. [Leggi il resto]

[Non c’è differenza con il carro bestiame]

«Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare cavallo e cavaliere.» (Esodo 15:20-21)

Non c’è differenza con il carro bestiame –
ritorno inanime dal mattatoio,
lo scivolo lieve sull’anello cittadino.
L’aria si sperde tra le camere del cassone
con la compiutezza ineluttabile
del vuoto – smarrisce gli odori nel cammino,
non oscilla al fiato di condensa.

Sono il giusto, ripetevi, getto in mare
cavallo e cavaliere, con bracci d’equilibrio
ondeggio intonando l’eterofono
e accordo l’assoluta inconsistenza.

Per te sono il sentiero –
spazio tra via e banchina,
il compiuto accomodamento
del vilucchio alla tua terra.
D’improvviso domandavi: “Com’è il vuoto
visto da dentro?”

(*) Il giusto è l’oggetto metallico che serve per
riportare una bilancia a due bracci nel suo equilibrio

Accerboni Baccolini Massucco

[Ora resto qui]

Ora resto qui
sull’erba appena fresata –
la trincia mescola grovigli e tane
e i butti della ginestra dissestante,
nell’aria artificiale ribollono i sarmenti
e l’odore guasto si lega
alle zampe delle volpicine.

Aspetto sulla collina senza vigna –
vedova di zecche acquattate
nell’umido delle malerbe.

Indugio qui – ventitré i minuti
di rivoluzione della trincia
e l’anima sale così in alto
da suonarsi da sola le campane –
poi compare tra gli sterpi
e ha gran lavoro a ritrovarmi,
miserando citipati di campagna,
derubata dei miei giorni da me sola.