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da NAZIONE INDIANA – nota di C.E. Guerrini

Nazione Indiana Fosca Massucco

Il secondo libro di Fosca Massucco, dopo L’occhio e il mirino del 2013, si presenta con una grande apertura verso il territorio abitato dall’autrice: il Monferrato di Beppe Fenoglio, da sempre letto e riletto con incondizionato trasporto. Le impostazioni metriche da lei usate hanno l’andamento lirico di certe pagine di Una questione privata, quando nell’uno e nell’altro caso la poesia si spalanca alla luce perfetta di quelle colline. [Leggi il resto]

[Non c’è differenza con il carro bestiame]

«Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare cavallo e cavaliere.» (Esodo 15:20-21)

Non c’è differenza con il carro bestiame –
ritorno inanime dal mattatoio,
lo scivolo lieve sull’anello cittadino.
L’aria si sperde tra le camere del cassone
con la compiutezza ineluttabile
del vuoto – smarrisce gli odori nel cammino,
non oscilla al fiato di condensa.

Sono il giusto, ripetevi, getto in mare
cavallo e cavaliere, con bracci d’equilibrio
ondeggio intonando l’eterofono
e accordo l’assoluta inconsistenza.

Per te sono il sentiero –
spazio tra via e banchina,
il compiuto accomodamento
del vilucchio alla tua terra.
D’improvviso domandavi: “Com’è il vuoto
visto da dentro?”

(*) Il giusto è l’oggetto metallico che serve per
riportare una bilancia a due bracci nel suo equilibrio

Accerboni Baccolini Massucco

[Ora resto qui]

Ora resto qui
sull’erba appena fresata –
la trincia mescola grovigli e tane
e i butti della ginestra dissestante,
nell’aria artificiale ribollono i sarmenti
e l’odore guasto si lega
alle zampe delle volpicine.

Aspetto sulla collina senza vigna –
vedova di zecche acquattate
nell’umido delle malerbe.

Indugio qui – ventitré i minuti
di rivoluzione della trincia
e l’anima sale così in alto
da suonarsi da sola le campane –
poi compare tra gli sterpi
e ha gran lavoro a ritrovarmi,
miserando citipati di campagna,
derubata dei miei giorni da me sola.

[Bisogna avere grande prudenza]

Bisogna avere grande prudenza,
è tutto un universo di avvisi.

 “Lavori in corso” – “Caduta pietre da sinistra”

Prestare attenzione ai messaggi
ritardi annullamenti partenze
non attraversare i binari, non mangiare
con le mani, nessuna mano
nelle mutande, i congiuntivi.

 Nessuna leggerezza, pericolo!

Si potrebbe perdere un’acca o l’ombrello,
un ricordo doloroso, la testa per un critico,
la garanzia che per un paio d’anni
qualcuno aggiusti gratis tutti i cocci
sostituisca i fusibili, speli i fili e le vene.

 Cautela,
    un dosso (o una cunetta),

la doppia croce di Sant’Andrea avverte:
passaggio a livello, reazione chimica
in colonna a sinistra
due concentrazioni di liquidi al centro
e in mezzo quella da raggiungere.
Concentrazione, sforzo sublime!
Ma ci vorrebbe pace, e quel fruscio
invariante delle foglie d’aprile.

 “Animali selvatici vaganti”

li intravedo nei cespugli di erba sparta,
nascosti dagli steli fino a notte.
Poi stelle – e buona condotta

  (pericolo, onde elastiche!)

Meglio, ottima conduzione
che rende tenero il mio focolare –
su cui appendo stelle di porporina
con la perfezione del buio.

[Dèstati Deborah e intona un canto]

Dèstati Deborah e intona un canto
davanti al Dio d’Israele
davanti al numero* –
passeggia sui gusci croccanti
delle chiocciole, lascia piovere
gli onischi acciambellati”.

La mattina in cui stemperarono
i monti c’eri tu, repentina
come il miracolo di qualcun altro.
Si spuntarono le cime,
disfatti gli orridi e le gole,
tacquero i colori dei fiori –
la densità si disperse nell’aria,
seccò cruda come l’infiorescenza
che scopre il frutto
in una stagione maldestra.

Dèstati Deborah e intona un canto
davanti al Dio d’Israele
davanti al numero –
copri la viscosità delle nostre vite
pulsanti come emicranie,
difendici dalla stagione,
dai buchi e le finestre”.

 

* il numero di Deborah